La patologia delle prove INVALSI

Oggi c’è lo #sciopero generale della #Scuola contro le prove INVALSI. Sono i quiz che per legge stanno diventando IL metodo di valutazione non solo degli studenti, come era al principio, ma anche degli insegnanti e degli Istituti tutti. E sono un perfetto esempio del delirio razionalista denunciato da Noi siamo incalcolabili, delle vie per cui il fascino degli “innovatori” per il formalismo e l’automazione tende a diventare la nostra disumana regola di vita.

Qual è l’idea di “innovazione” delle prove INVALSI? Esternalizzare a un’apposita classe di intermediari la produzione di questionari a risposta multipla, sottoporli agli studenti, e ottenere così una loro valutazione numerica e “oggettiva”, neutrale rispetto a quella soggettiva dei loro insegnanti; infine, sommando le valutazioni degli studenti, dedurre la valutazione numerica “oggettiva” dell’insegnante.

Dunque, secondo questi cosiddetti innovatori, una lunga conoscenza personale tra studente e insegnante è viziata e ottusa perché contaminata di sentimenti e di memoria, invece che resa da questi più ricca e profonda. Dunque, secondo loro, un eventuale pregiudizio palese e contestabile in un rapporto studente-insegnante non è ammissibile, mentre un pregiudizio occultato nella redazione “neutrale” dei test o nella ancor più “neutrale” scatola nera e chiusa di un software proprietario va benissimo. Dunque, secondo loro due crocette sono sufficienti a valutare anni di studio. Dunque, secondo loro è OK rappresentare le persone con oggetti di un linguaggio di programmazione, le cui proprietà si esprimono in numeri: un salto di astrazione che le trasforma in fantocci intercambiabili senza identità e senza vita, cioè in oggetti.

Vale la pena di ricordare che vedere le persone come oggetti è il difetto degli psicopatici, ed è proprio ciò che consente loro di commettere violenze spaventose sugli altri perché quando vedi le persone come oggetti non ci sono remore di sorta. Ed è questa, proprio questa, la china su cui la nostra società quantificata è avviata. Quei quiz a risposta multipla sono l’espressione legale della psicopatologia di chi li ha inventati. E non sono affatto un buon metodo per valutare studenti e insegnanti: sono solo un metodo che li rende gestibili da una macchina, per giunta col massimo semplicismo. Il resto, cioè tutta l’informazione non numerica che trasmette senso a noi esseri umani, viene esclusa e sepolta solo perché non si è capaci di catturarla in una forma computabile. Di tutta la storia e la complessa personalità di un essere umano, dopo il filtro di quei questionari e quei numeri, non resta assolutamente nulla. E appena pensiamo che quei numeri condizionano il futuro di studenti e insegnanti, capiamo quanto il pericolo sia grave.

Naturalmente i sostenitori di questi metodi psicopatici non si rendono conto del loro difetto, e accusano gli obiettori di “non volere l’innovazione”, proprio come gli apparatchik accusavano i dissidenti di disfattismo contro il Partito e la Patria. Quello dell’innovazione è sempre un argomento ideologico, falso e ipocrita, perché la “innovazione” non è una cosa stabilita a priori né deve essere quello che dicono loro. L’innovazione è tutta da (ri)definire e dev’essere il frutto di scelte democratiche e informate. Per quanto mi riguarda l’innovazione è tutto il contrario di quello che credono i sostenitori delle prove INVALSI e i loro simili, che purtroppo sono tanti e potenti e vanno combattuti perché la società non prenda la loro forma menomata.

In questo documento dei COBAS c’è la migliore sintesi che ho trovato dei difetti delle prove INVALSI.

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